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Letters from Poland / Lettres de Pologne : Norman Nawrocki © Les Pages Noires risulta
di Obsolescenza Programmata

■ Prezzo: € 5,00
■ Dati: 2007, 45 min., CD
■ © primoregistrazioni

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OP Live


Nasce quasi per gioco e il risultato è una totale schizofrenia sonora. Concepito come una raccolta di b-sides, come un'antologia di musiche di risulta, appunto, questo disco spazia sia per la quantità degli ospiti pescati in giro a offrire il proprio contributo, sia per i generi che si vanno a toccare (dal dub primitivo, alla techno più noise, al pop deviato, alle schitarrate ingenue con cori pseudo-satanici...). Il marchio OP non è mai stato tanto inafferabile. Noi siamo felici di averlo impresso su questo, ed altri, CDR.



PRIMOREGISTRAZIONI è una delle mille etichette indipendenti affetta da feticismo per musiche di ricerca espressiva e CDR. Naturalmente non si esclude a priori la possibilità di pubblicare (un bel giorno) CD veri e propri, magari sotto l'egida di una bella co-produzione allargata.
PRIMOREGISTRAZIONI non vuole essere una etichetta di genere, ma intende diffondere tutto ciò che soddisfa i propri gusti.
Tuttavia, PRIMOREGISTRAZIONI tende a musiche liminari e anomiche, musiche che solitamente vengono etichettate come no-wave, noise, industrial, post-punk, power electronics, harsh. Sta di fatto che di queste etichette non ce ne frega molto. L'importante è la musica e quello che ci suggerisce, per dirla in maniera semplice, efficace e abusata.

PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI OBSOLESCENZA PROGRAMMATA:
W www.primoregistrazioni.com

Blog primoregistrazioni.blogspot.com
@ primoregistrazioni@yahoo.it



Tracklist:
  1. amianto
  2. dubbio titolo
  3. interludico
  4. oggi come oggi
  5. storia di un omino
  6. a ufo
  7. in capo all'anno (remiscelato da alberoscarso)




Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Antonio Ciarletta (da Ondarock)

…non so se “Risulta” sia nell’intenzione degli autori questa nuova tempesta. Fatto sta che, nonostante venga annunciato come “una raccolta di b-side, come un'antologia di musiche di risulta, appunto”, questo cd-r è il mio preferito della serie. Abbandonate quasi del tutto le sonorità post-industriali dei primi due episodi, “Risulta” propone quel noise sfatto (da risulta) e strafatto di metà anni 90, tra Brice-Glace, Yona-Kit e You Fantastic, corredato poi dall’elettronica degenere di Pan Sonic e dal dub (o qualcosa che vi assomiglia).
In realtà, come dichiarato dai ragazzi nel blog, qui il suono di "Obsolescenza Programmata" si fa più inafferrabile che mai. E’ il trionfo dell’eterodossia, di una musica che si varia di continuo, che devia e svirgola, che scivola via dalla comprensione proprio quando sembra essere finalmente a fuoco.
Tra isteriche ipotesi dub-rumoristiche (“Amianto”, “Dubbio Titolo”), isolazionismi da manicomio criminale (i dieci minuti di “In Capo All’Anno”) e panzer-noise all’acido solforico (“Oggi Come Oggi”, “Slice Of Life”), “Risulta” approfondisce tematiche che i due precedenti lavori avevano in qualche modo solo accennato. Perché qui la musica si fa corpo solido, quasi tangibile; un luogo non luogo dove i ragazzi riescono a coniugare l’elemento fisico e quello psicologico, i mantra subliminali di “Musica Per Esposizione“ e le sonorità intransigenti di “Detrito”.


Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Dionisio Capuano (da Blowup, n. 117, febbraio 2008)

"Risulta", formazione a 5, organizza in forma 'dance' scarti e residui di registrazioni. Una lettura ironica del techno dub (Dubbio Titolo e, memorabile, A Ufo), tra Main e il rhythm-noise (Oggi Come Oggi, In Capo all'Anno) e forma-canzone traviata (Storia di un Omino) a la Brusaschetto.


Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Sergio Eletto (da Katodik, 31 gennaio 2008)

«”Risulta” è una specie di raccolta di outtakes, mentre “Mu” è un concept sull’inabissamento.»
Sintetico, limpido… netto: si presentano in poche parole, le rispettive anime dei lavori che andremo ad esaminare ora.
“Risulta”, da poco venuto alla luce, è un lavoro piuttosto agile, ancora attraccato all’idea di stendere textures sonoro-emozionali eterogenee. Il succo del cd può riscontrasi subito con l’ascolto delle prime quattro tracce, saldate l’una con l’altra da un unico filo conduttore. Amianto, Dubbio Titolo, Interludico e Oggi come Oggi si presentano un po’ come il Bignami esplicito&definitivo del pensiero Obsolescenza Programmata; in pochi minuti, sciorina nelle orecchie un vasto lotto di timbri, sonorità, ritmi, rumori che nei precedenti works erano studiati con più calma, poggiandosi su tempistiche più dilatate… eteree… infinite.
Questo significa, quindi, che i nostri ragazzi hanno le idee piuttosto chiare sul messaggio da trasmettere all’esterno, e dimostrano di saperlo fare anche con frangenti più ristretti. Per il contenuto, sembra proprio di fare un tuffo ‘storico’ nei meandri del primo periodo Touch: quello degli anni’90, il migliore che la nota label anglofona, specializzata in nuova elettronica, ha passato dalla sua nascita.
Hafler Trio, Pan Sonic, Signal: giusto qualche nome che va ad infrangersi sulle intrinseche peculiarità avvertibili in queste strutture. Va detto che dopo, con le sghembe (a)sincronie elettro (pop) di Storia di un Omino, con la complessità di A Ufo nel miscelare retrovie downtempo, ritmi acustici dal sapore rock e infinite situazioni impro, si arriva davvero soddisfatti alla chiusura più classica, da contenuti ambient-concreti misticheggianti, che In Capo All’Anno pone, facendo emergere in generale un clima esoterico da mantra cibernetico.
Prestate attenzione, poi, alla ghost track; ne varrà la pena, vista la spinta propulsiva a schemi di new wave con chitarre distorte & altre diavolerie.

読者の感想

Obsolescenza Programmata live @ Roma
Scatole Sonore



Cosa contengono le variopinte scatole che mensilmente “occupano” gli spazi del Rialto? Andiamo alla scoperta di mondi sotterranei…

A dire il vero non credo che la proposta di queste serate-contenitore voglia essere a tutti i costi di nicchia, anzi: si tenta di mettere in contatto artisti che altrimenti non scoprirebbero elementi comuni, affinità di pensiero, identiche tensioni.
Torniamo al menù del 6 marzo scorso: le due band sono Obsolescenza Programmata ed Å, differenti i background ma similari nella ricerca in ambito impro.
Da segnalare gli altri eventi che costituiscono Scatole: la mostra fotografica, opera di Alessia Cervini, che espone scatti in b/n di luoghi desolati, alla ricerca di giochi di luce che possano rivelarne l’anima; i reading del collettivo Scrittori Sommersi, che ha già pubblicato un’antologia che raccoglie i racconti di autori emergenti, tentano di dare voce a chi ama scrivere ma non riesce a trovare spazio sul mercato “ufficiale”, visitate il loro myspace per saperne di più.
A seguire, la performance di Francesca Bonci, dal titolo “Studio in rosso”: la Bonci lavora da molti anni nel campo della danza contemporanea e del teatro, e qui prova una sintesi del suo percorso, scandendo ogni movimento, ogni passo, ogni mutamento di postura con una intensa colonna sonora.
I concerti permettono di confrontare realtà “altre” del territorio nazionale, e iniziamo dagli Obsolescenza Programmata, poco noti ma molto prolifici, cresciuti con l’industrial ma a proprio agio anche con l’ambient isolazionista. Ci riservano un trattamento a base di laptop e dispositivi di vario genere, il risultato è una sorta di suite elettroacustica con macchinari difettosi in primo piano: il trio (ma in realtà il gruppo ha un numero variabile di componenti) sa dove colpire e lo fa senza pietà per l’apparato uditivo.
Un set interessante, anche se è doveroso notare che i lavori usciti su cd-r sono estremamente diversi fra loro e non sarebbe stato male saggiare dal vivo le altre incarnazioni (ora più noise, ora quasi techno, altrove persino memore degli Swans).
Spetta agli Å il ruolo di headliner, ma soprattutto il compito di spostare l’attenzione su un altro concetto di radicalità: quello espresso a suo tempo dal kraut rock e poi dall’avant rock dei This Heat, filtrato alla luce di quei musicisti che hanno ridefinito i confini della musica sperimentale (O’Rourke, ad esempio).
Gli Å di Stefano Riveda, Andrea Faccioli e Paolo Marocchio hanno esordito nel 2006 per Die Schachtel e sembrano davvero provenire da un'altra dimensione: drones ipnotici confluiscono in passaggi più serrati dove violino, chitarra e contrabbasso si intrecciano in modo inusuale, distante sia dal rock che dal free jazz propriamente detto. Forse il terzetto non vuole farsi catalogare, perciò si situa all’incrocio fra sperimentazione dal sapore ’70 (soprattutto per il metodo adoperato, gli strumenti autocostruiti e le connessioni imprevedibili) e pura decostruzione dadaista, ricordando sia il “prima” che il “post”.
Nel loro set hanno fatto capolino anche una batteria (quasi impercettibile) e momenti cantati, degli UFO piombati giù in una notte qualsiasi.
Due nomi da segnare sulla mappa, l’underground è diventato grande.

Bibliography, links, notes:
pen: Italo Rizzo

Links:
http://www.scatolesonore.org
http://www.myspace.com/scrittorisommersi
http://www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata
http://www.myspace.com/cuboaa
http://www.rialtosantambrogio.org


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