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il Sirente
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"Il pezzo più pregiato è il cd-r ep 'Mu', opera solista di 'vibrazioni basse riprese nell'attimo rarefatto in cui si decidono allo scomparire inevitabile. Tre casi di evanescenza consapevole.' Ignifugo è una controllatissima deriva di (parrebbe) frequenze radio su una tolda oscillante di basso. Sulfureo ha l'inerte passo marziale d'un incontro tra Brise-Glace e Test Department. Cosa Resta è sintesi non ripetibile della poetica di O.P.: un beccheggiare-loop, suono sub-marino e ronzare modulato che incapsula un lamento quasi umano girando ellittico nel vuoto creatosi."
Dionisio Capuano su Blow Up 117, febbraio 2008.
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PRIMOREGISTRAZIONI è una delle mille etichette indipendenti affetta da feticismo per musiche di ricerca espressiva e CDR. Naturalmente non si esclude a priori la possibilità di pubblicare (un bel giorno) CD veri e propri, magari sotto l'egida di una bella co-produzione allargata.
PRIMOREGISTRAZIONI non vuole essere una etichetta di genere, ma intende diffondere tutto ciò che soddisfa i propri gusti.
Tuttavia, PRIMOREGISTRAZIONI tende a musiche liminari e anomiche, musiche che solitamente vengono etichettate come no-wave, noise, industrial, post-punk, power electronics, harsh. Sta di fatto che di queste etichette non ce ne frega molto. L'importante è la musica e quello che ci suggerisce, per dirla in maniera semplice, efficace e abusata.
PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI OBSOLESCENZA PROGRAMMATA:
W www.primoregistrazioni.com
Blog primoregistrazioni.blogspot.com
@ nikill79@yahoo.it
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Tracklist:
- ignifugo
- sulfureo
- cosa resta
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Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento
di Antonio Ciarletta (da Ondarock)
Dell’inabissamento come recita il titolo, o della definitiva catarsi? Difficile da comprendere ma, comunque sia, “Mu O Dell’Inabissamento” è il disco che prova a dire qualcosa di diverso. In realtà si tratta di un Ep di tre tracce per quasi quindici minuti di durata, dove "Obsolescenza Programmata" dà un taglio piuttosto netto e prova a cimentarsi con una musica “pulita” e, qui sì, d’ambiente; isolazionismo elettronico alla Oren Ambarchi, in un suono ancora monocromo e completamente accartocciato su se stesso. E’ come se i ragazzi avessero deciso di cimentarsi con il segno originario, con un’ipotetica purezza primitiva che tira in ballo la forza degli elementi naturali (come da copertina), senza quindi ricorrere a trucchi e trucchetti, e cercando di evitare una deriva verso la discarica post-industriale. Un suono da “concrete music” pur senza essere tale. In un certo senso “Mu O Dell’Inabissamento” inizia dove gli altri cd-r terminano; fa piazza pulita dell’effimero per evidenziare il core del discorso. In quest’ottica, il silenzio come segno primigenio detta le coordinate e si fa struttura portante.
Di silenzio è pregna la prima traccia, “Ignifugo”, anzi su di esso è costruita. Su di un silenzio subacqueo, quasi ovattato ma pesante. Un silenzio imploso e implodente che riesce a essere un sole da cui s’irradia ogni singolo suono, ogni singola particella materica.
E così anche la conclusiva “Cosa Resta”, che ristabilisce la supremazia del “non rumore” dopo che il panzer-noise di “Sulfureo“ ha provato per un attimo a infettarne la purezza.
Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento
di Dionisio Capuano (da Blowup, n. 117, febbraio 2008)
Il pezzo più pregiato è il cd-r ep "Mu", opera solista di "vibrazioni basse riprese nell'attimo rarefatto in cui si decidono allo scomparire inevitabile. Tre casi di evanescenza consapevole". Ignifugo è una controllatissima deriva di (parrebbe) frequenze radio su una tolda oscillante di basso. Sulfureo ha l'inerte passo marziale d'un incontro fra Brise-Glace e Test Department. Cosa Resta è sintesi non ripetibile della poetica di O.P.: un beccheggiare-loop, suono sub-marino e ronzare modulato che incapsula un lamento quasi umano girando ellittico nel vuoto creatosi. Man blood falling.
Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento
di Sergio Eletto (da Katodik, 31 gennaio 2008)
“Mu-o-dell’inabissamento” rimanda immediatamente a climi ostici. Qui, l’assalto alla sperimentazione, oltre che apparire autenticamente tout-cour, non sembra subire alcun freno inibitorio. Le tracce, il bagaglio di suoni (‘primigeni’) ivi contenuto, è secco, spartano, grezzo, fastidioso, granulare; è cosparso da una miriade di giochi ad incastro a base di frequenze, distorsioni, feedback nocivi e cerebrali. Non manca, anche se offuscata da tanto ‘dolore’, l’aurea mistico-spirituale, a questo punto, marchio di qualità ‘d.o.c.g.’ della produzione O.P.
Prestate una visione al video montato per l’occasione con alcune opere di Ettore Frani e ovvia colonna sonora dei nostri: sarà il degno viatico-omaggio per chiudere questo ciclo di conoscenza su un’entità che, tra le tante cose, collabora già da un pò con l’associazione capitolina Scatole Sonore; di sicuro, una vicinanza davvero azzeccata tra giovani realtà emergenti del panorama indipendente nostrano.
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