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Letters from Poland / Lettres de Pologne : Norman Nawrocki © Les Pages Noires mu, o dell'inabissamento
di Obsolescenza Programmata

■ Prezzo: € 5,00
■ Dati: 2007, 45 min., CD
■ © primoregistrazioni

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OP Live


"Il pezzo più pregiato è il cd-r ep 'Mu', opera solista di 'vibrazioni basse riprese nell'attimo rarefatto in cui si decidono allo scomparire inevitabile. Tre casi di evanescenza consapevole.' Ignifugo è una controllatissima deriva di (parrebbe) frequenze radio su una tolda oscillante di basso. Sulfureo ha l'inerte passo marziale d'un incontro tra Brise-Glace e Test Department. Cosa Resta è sintesi non ripetibile della poetica di O.P.: un beccheggiare-loop, suono sub-marino e ronzare modulato che incapsula un lamento quasi umano girando ellittico nel vuoto creatosi."
Dionisio Capuano su Blow Up 117, febbraio 2008.



PRIMOREGISTRAZIONI è una delle mille etichette indipendenti affetta da feticismo per musiche di ricerca espressiva e CDR. Naturalmente non si esclude a priori la possibilità di pubblicare (un bel giorno) CD veri e propri, magari sotto l'egida di una bella co-produzione allargata.
PRIMOREGISTRAZIONI non vuole essere una etichetta di genere, ma intende diffondere tutto ciò che soddisfa i propri gusti.
Tuttavia, PRIMOREGISTRAZIONI tende a musiche liminari e anomiche, musiche che solitamente vengono etichettate come no-wave, noise, industrial, post-punk, power electronics, harsh. Sta di fatto che di queste etichette non ce ne frega molto. L'importante è la musica e quello che ci suggerisce, per dirla in maniera semplice, efficace e abusata.

PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI OBSOLESCENZA PROGRAMMATA:
W www.primoregistrazioni.com

Blog primoregistrazioni.blogspot.com
@ nikill79@yahoo.it



Tracklist:
  1. ignifugo
  2. sulfureo
  3. cosa resta




Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Antonio Ciarletta (da Ondarock)

Dell’inabissamento come recita il titolo, o della definitiva catarsi? Difficile da comprendere ma, comunque sia, “Mu O Dell’Inabissamento” è il disco che prova a dire qualcosa di diverso. In realtà si tratta di un Ep di tre tracce per quasi quindici minuti di durata, dove "Obsolescenza Programmata" dà un taglio piuttosto netto e prova a cimentarsi con una musica “pulita” e, qui sì, d’ambiente; isolazionismo elettronico alla Oren Ambarchi, in un suono ancora monocromo e completamente accartocciato su se stesso. E’ come se i ragazzi avessero deciso di cimentarsi con il segno originario, con un’ipotetica purezza primitiva che tira in ballo la forza degli elementi naturali (come da copertina), senza quindi ricorrere a trucchi e trucchetti, e cercando di evitare una deriva verso la discarica post-industriale. Un suono da “concrete music” pur senza essere tale. In un certo senso “Mu O Dell’Inabissamento” inizia dove gli altri cd-r terminano; fa piazza pulita dell’effimero per evidenziare il core del discorso. In quest’ottica, il silenzio come segno primigenio detta le coordinate e si fa struttura portante.
Di silenzio è pregna la prima traccia, “Ignifugo”, anzi su di esso è costruita. Su di un silenzio subacqueo, quasi ovattato ma pesante. Un silenzio imploso e implodente che riesce a essere un sole da cui s’irradia ogni singolo suono, ogni singola particella materica.
E così anche la conclusiva “Cosa Resta”, che ristabilisce la supremazia del “non rumore” dopo che il panzer-noise di “Sulfureo“ ha provato per un attimo a infettarne la purezza.


Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Dionisio Capuano (da Blowup, n. 117, febbraio 2008)

Il pezzo più pregiato è il cd-r ep "Mu", opera solista di "vibrazioni basse riprese nell'attimo rarefatto in cui si decidono allo scomparire inevitabile. Tre casi di evanescenza consapevole". Ignifugo è una controllatissima deriva di (parrebbe) frequenze radio su una tolda oscillante di basso. Sulfureo ha l'inerte passo marziale d'un incontro fra Brise-Glace e Test Department. Cosa Resta è sintesi non ripetibile della poetica di O.P.: un beccheggiare-loop, suono sub-marino e ronzare modulato che incapsula un lamento quasi umano girando ellittico nel vuoto creatosi. Man blood falling.


Obsolescenza Programmata
Mu O Dell’Inabissamento

di Sergio Eletto (da Katodik, 31 gennaio 2008)

“Mu-o-dell’inabissamento” rimanda immediatamente a climi ostici. Qui, l’assalto alla sperimentazione, oltre che apparire autenticamente tout-cour, non sembra subire alcun freno inibitorio. Le tracce, il bagaglio di suoni (‘primigeni’) ivi contenuto, è secco, spartano, grezzo, fastidioso, granulare; è cosparso da una miriade di giochi ad incastro a base di frequenze, distorsioni, feedback nocivi e cerebrali. Non manca, anche se offuscata da tanto ‘dolore’, l’aurea mistico-spirituale, a questo punto, marchio di qualità ‘d.o.c.g.’ della produzione O.P.
Prestate una visione al video montato per l’occasione con alcune opere di Ettore Frani e ovvia colonna sonora dei nostri: sarà il degno viatico-omaggio per chiudere questo ciclo di conoscenza su un’entità che, tra le tante cose, collabora già da un pò con l’associazione capitolina Scatole Sonore; di sicuro, una vicinanza davvero azzeccata tra giovani realtà emergenti del panorama indipendente nostrano.

読者の感想

Obsolescenza Programmata live @ Roma
Scatole Sonore



Cosa contengono le variopinte scatole che mensilmente “occupano” gli spazi del Rialto? Andiamo alla scoperta di mondi sotterranei…

A dire il vero non credo che la proposta di queste serate-contenitore voglia essere a tutti i costi di nicchia, anzi: si tenta di mettere in contatto artisti che altrimenti non scoprirebbero elementi comuni, affinità di pensiero, identiche tensioni.
Torniamo al menù del 6 marzo scorso: le due band sono Obsolescenza Programmata ed Å, differenti i background ma similari nella ricerca in ambito impro.
Da segnalare gli altri eventi che costituiscono Scatole: la mostra fotografica, opera di Alessia Cervini, che espone scatti in b/n di luoghi desolati, alla ricerca di giochi di luce che possano rivelarne l’anima; i reading del collettivo Scrittori Sommersi, che ha già pubblicato un’antologia che raccoglie i racconti di autori emergenti, tentano di dare voce a chi ama scrivere ma non riesce a trovare spazio sul mercato “ufficiale”, visitate il loro myspace per saperne di più.
A seguire, la performance di Francesca Bonci, dal titolo “Studio in rosso”: la Bonci lavora da molti anni nel campo della danza contemporanea e del teatro, e qui prova una sintesi del suo percorso, scandendo ogni movimento, ogni passo, ogni mutamento di postura con una intensa colonna sonora.
I concerti permettono di confrontare realtà “altre” del territorio nazionale, e iniziamo dagli Obsolescenza Programmata, poco noti ma molto prolifici, cresciuti con l’industrial ma a proprio agio anche con l’ambient isolazionista. Ci riservano un trattamento a base di laptop e dispositivi di vario genere, il risultato è una sorta di suite elettroacustica con macchinari difettosi in primo piano: il trio (ma in realtà il gruppo ha un numero variabile di componenti) sa dove colpire e lo fa senza pietà per l’apparato uditivo.
Un set interessante, anche se è doveroso notare che i lavori usciti su cd-r sono estremamente diversi fra loro e non sarebbe stato male saggiare dal vivo le altre incarnazioni (ora più noise, ora quasi techno, altrove persino memore degli Swans).
Spetta agli Å il ruolo di headliner, ma soprattutto il compito di spostare l’attenzione su un altro concetto di radicalità: quello espresso a suo tempo dal kraut rock e poi dall’avant rock dei This Heat, filtrato alla luce di quei musicisti che hanno ridefinito i confini della musica sperimentale (O’Rourke, ad esempio).
Gli Å di Stefano Riveda, Andrea Faccioli e Paolo Marocchio hanno esordito nel 2006 per Die Schachtel e sembrano davvero provenire da un'altra dimensione: drones ipnotici confluiscono in passaggi più serrati dove violino, chitarra e contrabbasso si intrecciano in modo inusuale, distante sia dal rock che dal free jazz propriamente detto. Forse il terzetto non vuole farsi catalogare, perciò si situa all’incrocio fra sperimentazione dal sapore ’70 (soprattutto per il metodo adoperato, gli strumenti autocostruiti e le connessioni imprevedibili) e pura decostruzione dadaista, ricordando sia il “prima” che il “post”.
Nel loro set hanno fatto capolino anche una batteria (quasi impercettibile) e momenti cantati, degli UFO piombati giù in una notte qualsiasi.
Due nomi da segnare sulla mappa, l’underground è diventato grande.

Bibliography, links, notes:
pen: Italo Rizzo

Links:
http://www.scatolesonore.org
http://www.myspace.com/scrittorisommersi
http://www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata
http://www.myspace.com/cuboaa
http://www.rialtosantambrogio.org


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